La coltivazione della canapa e, nello specifico della specie sativa, ha fatto, da sempre, parte dell’economia agricola del nostro Paese: da qualche tempo a questa parte, dopo anni di divieti ottusi e leggi ipocrite che ne hanno, per decenni, vietate la coltivazione e produzione, si assiste a un graduale recupero della sua coltura e, da un certo punto di vista, della sua cultura.
L’Azienda Agricola di Nunnari Domenico si occupa proprio della coltivazione diretta di questa pianta naturale, tanto util…
Oltre all’impiego in ambito tessile e industriale, la canapa sativa risulta particolarmente utile a infiniti altri scopi. Si tratta di una pianta che non richiede particolari attenzioni né cure: per
La coltivazione dell’Azienda Agricola Nunnari si concentra dunque su piantagioni di canapa sativa legale: una parte della produzione è riservata all’industria tessile e a quella nautica. Dalla canapa, infatti, è
Il misunderstanding deriva dunque, fondamentalmente, dalla mancanza di conoscenza approfondita dell’argomento: tra la specie indica (meglio nota come marijuana) e quella sativa, infatti, intercorrono differenze sostanziali, che riguardano, proprio, la presenza nell’una (ma non nell’altra) di principi attivi e sostanze stupefacenti in grado di alterare le capacità cognitive e mentali di colui che la ingerisca o l’assuma per via aerea.
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Marijuana e canapa sativa possono essere correttamente definite, piuttosto, come due specie diverse, appartenenti alla medesima famiglia vegetale: mentre nella prima è presente, in concentrazioni variabili, il tetraidrocannabinolo (THC), in grado di modificare la percezione sensoriale, nella seconda è contenuto il cannabidiolo (CBD), assolutamente innocuo.
I due principi chimici, seppure di struttura similare, sono in verità nettamente diversi: affinché una piantagione risulti legale e dunque assolutamente inabile a produrre sostanze stupefacenti, potranno essere presenti percentuali di CBD, ma non di THC.